La propagazione della pianta del caffè può avvenire per semina o per talea. Nel primo caso si tratta di raccogliere i frutti maturi, selezionare i semi migliori e metterli in cassette di legno ricoperti da terra e humus in attesa che nascano le nuove piantine.
Nel secondo caso invece si prende un rametto della pianta adulta e lo si mette a dimora nella terra.
Poste in una vera e propria nursery, qui le future piante da caffè soggiornano per circa un anno e sono poi trasferite nelle piantagioni dove, dopo circa tre anni, inizieranno a produrre.
Come si vede la pianta del caffè non è molto diversa dalla vite circa il tempo che intercorre tra la messa a dimora e la fruttificazione, e non lo è neppure sotto il profilo della durata: una piantagione fruttifica per una ventina d’anni.

Ma, come per gli esseri umani, ci sono variazioni ed eccezioni notevoli: in certe zone si può arrivare anche al mezzo secolo e se prendiamo in considerazione singoli esemplari ne possiamo trovare di centenari.

La differenza tra usare il seme o la talea per la propagazione sta negli obiettivi: il primo è sicuramente più pratico, il secondo rende più sicuro il fatto che le nuove piantine mantengano gli stessi caratteri del genitore.
Non si può infatti conoscere a priori la contaminazione e la combinazione dei geni che viene generata con la fecondazione del fiore: le mutazioni e gli ibridi nascono proprio così, naturalmente o a opera dell’uomo.